Archivio per Febbraio 2008




L’amata signora

Sussurrava  l’amata signora

dormi bambina, fai sonni dorati,

che hai molto tempo ancora.

Poi aggiungeva,

cresci in fretta bambina

che ho poco tempo ancora.

Tu dormivi e sognavi….

Sognavi un principe dal mantello giallo

che arrivava sul suo bianco cavallo.

Arrivo’ il tuo giallo amore

bello come il sole,

dentro ad un paesaggio innevato

quanto lo avevi aspettato!

La neve fioccava scendendo dal cielo

e tu eri una sposa d’inverno

col bianco suo velo.

Tu crescevi e vivevi,

Vivevi la vita, svelando ogni giorno gli arcani

del tuo ieri e del tuo imminente domani.

Poi un giorno funesto e inatteso

arrivo’ il tuo primo, bruciante dolore.

Arrivo’ dentro un pomeriggio soleggiato

senza mai averlo pensato !

Il tempo lentamente passava

lenendo pian piano il gravoso dolore,

il presente si rischiarava

portando dentro al tuo cuore

una continua consolante presenza

e nel cuore del mondo indifferente

un’obliata improrogabile assenza.

Il tempo è un clemente dottore

che lenisce ogni dolore,

ora, restano nel cuore sereni ricordi

e nella mente, la voce suadente dell’amata signora

che invita alla vita :

avanti, avanti, ancora, ancora….

.L'immagine “http://agatha.altervista.org/Lu/Now_I_Lay_Me_Down_To_Sleep_by_LoriD55.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

1 commento Febbraio 25, 2008

Lessico familiare di Natalia Ginzburg

Il libro “lessico familiare” di Natalia Ginzburg, è un romanzo biografico, dove la scrittrice racconta la vita di tutti i giorni della sua famiglia, in modo semplice e piacevole.

Nel testo del romanzo, c’è una pagina che mi affascina e attrae particolarmente, perchè la Ginzburg descrive un episodio tra lei e uno dei suoi figli, nel quale mi ci ritrovo completamente, è esattamente la sensazione che provo anch’io nei riguardi di mio figlio quando assume lo stesso atteggiamento del figlio della scrittrice.

Non essendo in grado, ahimè! di esprimere con parole mie questa similare impressione, mi avvalgo delle parole della scrittrice e cito sul post il suo scritto, facendolo mio.

° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * ° * °

MIO FIGLIO : Mi rivolge con prepotenza divertita, i peggiori insulti falsi.

Il riso e l’allegria, sprizzano dai suoi occhi. Credo che prendermi in giro insultandomi, sia uno dei piaceri della sua vita

Ascoltare i suoi insulti è certo uno dei miei piaceri.

Add comment Febbraio 21, 2008

Buon compleanno !

Conosco una bambina,

che è nata proprio oggi : Febbraio Diciannove,

e ne ho tutte le prove!

Per aiutarvi vi dico

che porta un nome bello e antico

Lo avete di certo gia’ capito,

non serve cercarlo nel sito.

Non vi viene ancora in mente?

Ma come, mi pare sia evidente!

Il suo nome è C A M I L L A !

E allora, come in questi casi si conviene,

diciamo in coro, tutti insieme:

Buon compleanno Camilla, AUGURI !!!

Cosi’ di mangiar la torta siam sicuri!

http://www.personesilenziose.it/portale/uploaded/junto/CAXRW04T.jpg

3 commenti Febbraio 19, 2008

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

contro le porte della notte

e i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

che trema nella notte

stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia ed il loro disprezzo, le risa, la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

essi sono altrove, molto piu’ lontano della notte

molto piu’ in alto del giorno

nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

(Jacques Prevert) L'immagine “http://arwen.blog.dada.net/archive/images/gatti%20innamorati.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

1 commento Febbraio 13, 2008

Fettuccine ai petali di rose

Ingredienti per due persone : 20 gr. burro, 200ml.panna, 100gr.prosciutto cotto,

N. 2 rose con petali color rosa. un cucchiaio di olio extravergine.

Lavare i petali color rosa, delicatamente, poi tagliare il prosciutto a listarelle e dopo a quadrettini. Mettere il prosciutto a rosolare nell’olio, aggingere la panna. Appena dopo l’aggiunta della panna mettere in padella anche i petali di rosa tagliuzzati, sale ed inspessire il sughetto. Cuocere le fettuccine e condire con la salsa di rose ottenuta.L'immagine “http://guide.dada.net/diete/myimg/291001.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Add comment Febbraio 13, 2008

Ninna nanna del piccolo Re * * * * dedicata al piccolo Lele

Nel bianco camino, la fiamma scoppietta,

la nonna sferruzza la bianca calzetta;

la mamma cuce e ninna la culla

dove sgambetta un cosino da nulla.

Scoppietta la fiamma e canta la mamma:

C’era una volta un piccolo Re ,

era si’ buono, ma non come te.

Tu sei il bambino piu’ buono e piu’ bello,

sei il reuccio del mio castello.

Del mio castello tu sei il Re,

dormi piccino e sogna con me.

Dormi piccino , dormi piccino e sogna con me.

http://www.giustopeso.it/img/sonno.gif

Add comment Febbraio 12, 2008

Torta Sabrina

Ingredienti: la base per questa torta puo’ essere di Pan di Spagna o Torta Margherita.

Ingredienti per la crema: 200 gr. burro , 70 gr. zucchero, n.3 tuorli d’uovo , 2 dl.latte,

liquore marsala secco diluito con acqua,

75gr arachidi frullate in polvere, 75 gr arachidi tritate grossola-

namente, una bustina di vanillina, scorza di un limone grattug.

**********************************************
Montare il burro a crema, aggiungere lo zucchero, i tuorli d’uovo, la vanillina, la scorza del limone grattugiata, ed infine le arachidi frullate sottilmente.

Dividere il composto in due parti per farcire sia l’interno che l’esterno del Pan di Spagna.

Nel frattempo avrete diviso il Pan di Spagna a meta’ e lo avrete bagnato con il liquore diliuito con acqua.

Farcire la meta’ della torta con la crema ottenuta, chiuderla con l’altra parte di Pan di Spagna, e spalmare col resto della crema al burro il coperchio della torta e tutto il bordo intorno. Spolverizzare con trito delle arachidi . Se si vuole si puo’ unire al trito delle arachidi anche un trito di cioccolato oppure codette zuccherate e colorate.

Mettere la torta in frigo per alcune ore e servire quando si vuole.

Add comment Febbraio 11, 2008

Risorgo dalla mie Ceneri

Mi faro’ trasportare da questo fresco vento del mattino,

mi rialzero’ sollevandomi dalla mia Cenere

come la Fenice.

Voglio volare lontano,

lontano da questo dolore ormai stantio.

Voglio respirare questo profumo nuovo, di vita.

Seguimi amico, risorgiamo, è ormai tempo!

Apri gli occhi e guarda avanti,

senza mai scordare l’abisso nel quale scendemmo,

per non tornarci mai piu’.

**************************************

Ricordo, che durante un’intervista al mio cantautore preferito: Fabrizio De Andre’, gli chiesero che cosa ne pensasse delle persone che scrivono poesie . Egli rispose che si possono scrivere poesie sino a diciotto anni, poi è meglio smettere perchè si diventa un pochino patetici. Condivido pienamente con De Andre’, ma ogni qualvolta sento il bisogno di manifestare un mio stato d’animo, mi lascio trasportare e scarabocchio versi senza nulla predentere perchè conosco a fondo i miei limiti.

4 commenti Febbraio 6, 2008

Favola di nonna Lice -Pochettin-

Questa fiaba la raccontava, la mia nonna, (ne sapeva molte) le narrava in dialetto genovese, lingua che parlo  e capisco sin dalla mia prima infanzia.

Mi sembra logico che io la tradurro’ in italiano, affinche’ chi la legge possa capirla e raccontarla ai bimbi piu’ piccoli.

Un omino piccino di nome POCHETTINO lo spazzacamino.

C’era una volta un ometto piccolo che tutti chiamavano Pochettino perche’ era piccolo e minuto. Di mestiere faceva lo spazzacamino e un giorno mentre puliva un camino, trovo’ una monetina da dieci lire.

- Mi ci comprero’ una noce con questa moneta- penso’, ma subito gli venne in mente, da buon genovese parsimoniso quale era, che della noce avrebbe dovuto buttare via il guscio e cosi’ avrebbe mangiato poco.

Penso’ allora di comprare una manciata di nocciole, ma anche quelle avevano il guscio.

Penso’ alle ciliegie -Ma dentro hanno l’osso e fuori il picciolo. Neanche con le ciliegie riusciro’ a levarmi la fame.-

Alla fine pensa che ti ripensa decise per i fichi – Dei fichi si mangia proprio tutto: buccia, semi e polpa-.

Entra in un negozio -Quanti fichi mi date per una moneta?- chiede alla fruttivendola che lo guarda dall’alto in basso dietro al banco del suo negozio.

-Uno- gli risponde la donna.

Pochettino allora va in un secondo negozio e fa la stessa domanda e gli rispondono che ne avrebbe avuti due.

Ma al nostro piccolo spazzacamino non va bene neanche questa risposta e va in fondo alla via, dove teneva banco una vecchina curva come una vite.

-Quanti fichi mi dai per un soldo?- chiede alla nonnina.

La vecchina si aggiusta lo scialle sulle spalle , si alza mugugnando dalla sua sedia , prende da un sacco una manciata di fichi secchi li incarta dentro a una foglia di vite e li porge a Pochettino.

- Cosi’ va bene, grazie, – disse l’ometto tutto soddisfatto.

Tutto contento cerco’ un posto dove poter mangiare in santa pace i suoi fichi secchi e scorse un’albero poco distante, sali’ su un ramo e comincio’ a mangiare succhiando piano piano i frutti, godendosi il dolce sapore della loro polpa.

Mangiava e poi buttava via il peduncolo che rimaneva fra le dita.

Passo’ di là un orco e uno dei piccioli di fico gli ando’ a cadere in testa. L’orco levo’ gli occhi in alto e vide Pochettino tutto intento a mangiarsi i fichi .

L’orco allora gli grido’ – O Pochettino butta un fico anche a me.-

Pochettin senza farsi pregare gli getto’ un fico che ando’ pero’ a cadere nel fango.

L’orco allora gli rinnovo’ la richiesta e l’ometto gli getto’ un secondo fico.

Disgrazia volle che sotto l’albero fosse passata una mucca , pochi minuti prima, e proprio sotto l’albero ne avesse fatta un bel po’. Il secondo fico ando’ a caderci sopra.

Questa volta l’orco si inquieto’ davvero e invito’ Pochettino a porgergli un terzo fico con le dita. L’ometto si abbasso’ e l’orco lo afferro’ e in men che non si dica , caccio’ Pochettino dentro al suo sacco, se lo carico’ sulle spalle e lo porto’ a casa da sua moglie l’orchessa.

Apri’ la porta con un calcio e disse alla moglie – Prendi questo ometto, moglie,ingrassalo ben bene che poi me lo mangio.

L’orchessa porto’ il sacco nel punto piu’ buio della stalla, fece uscire Pochettin e lo mise nella gabbia vuota dei conigli; ogni giorno nutriva l’ometto con pietanze abbondanti e chiedeva all’ometto di porgerle un dito per verificare quanto ingrassava.

Dopo circa due settimane Pochettino le porse il solito ditino.

- Ora si’ che sei bello grasso- disse tutta contenta l’orchessa e ando’ a mettere la pentola sul fuoco, poi avverti’ il marito che per pranzo avrebbe finalmente mangiato Pochettino.

Poi l’orchessa porto” Pochettino davanti al camino dove bolliva la pentola e gli disse:

- Levati le scarpe-

- Levatele prima tu le scarpe, cosi’ imparo come si fa.- rispose l’ometto.

La moglie dell’orco paziente si toglie le scarpe e gli dice:

- Levati la camicia- e l’ometto:- Levatela prima tu cosi’ vedo come si deve fare.-

L’orchessa lo accontenta e poi si china sulla pentola per vedere se l’acqua bolliva.

Lesto lesto, Pochettino l’afferra per i fianchi e la spinge dentro al fuoco, dove in pochi minuti l’orchessa brucia.

Intanto arriva l’orco , si siede a tavola e chiama la moglie affinchè porti il pranzo.

Ma chiama e richiama, quella non sente e l’orco si alza da tavola e la va a cercare sull’aia di casa.

Appena fuori vede Pochettin che è sopra al tetto della casa e stupito gli chiede come sia riuscito a scappare, ma soprattutto come sia riuscito a salire sopra al tetto.

Pochettin risponde – Ho preso dei piatti, ne ho fatto una pila alta come la casa, mi ci sono arrampicato sopra ed eccomi qua!-

L’orco vuole provarci anche lui ,ma quando tenta di arrampicarsi sopra i piatti gli crollano addosso e gli si rompono in testa.

-Mi hai preso in giro, non è in questo modo che sei salito lassu’, dimmi come hai fatto e ti lascero’ tornare a casa tua , parola di orco- disse questo.

Lo spazzacamino gli disse- Se vuoi proprio la verita’ te la diro’: ho fatto arroventare sulla brace un palanchino di ferro poi mi ci sono seduto sopra e son partito a razzo sul tetto della casa!-

L’orco corre ad arroventare sul fuoco del camino il pezzo di ferro, poi lo porta fuori sull’aia ci si siede sopra e…….

Fu cosi’ che il fuoco brucio’ l’orco, cosi’ tanto ma cosi’ tanto che ne mori’.

Il nostro Pochettino potè cosi’ scendere dal tetto e tornarsene a casa sua.

http://aovestdipaperino.com/blogfiles/Spazzacamino_9596/SpazzaChimney.png

3 commenti Febbraio 1, 2008

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