Favola di nonna Lice -Pochettin-
Febbraio 1, 2008 tittieco
Questa fiaba la raccontava, la mia nonna, (ne sapeva molte) le narrava in dialetto genovese, lingua che parlo e capisco sin dalla mia prima infanzia.
Mi sembra logico che io la tradurro’ in italiano, affinche’ chi la legge possa capirla e raccontarla ai bimbi piu’ piccoli.
Un omino piccino di nome POCHETTINO lo spazzacamino.
C’era una volta un ometto piccolo che tutti chiamavano Pochettino perche’ era piccolo e minuto. Di mestiere faceva lo spazzacamino e un giorno mentre puliva un camino, trovo’ una monetina da dieci lire.
- Mi ci comprero’ una noce con questa moneta- penso’, ma subito gli venne in mente, da buon genovese parsimoniso quale era, che della noce avrebbe dovuto buttare via il guscio e cosi’ avrebbe mangiato poco.
Penso’ allora di comprare una manciata di nocciole, ma anche quelle avevano il guscio.
Penso’ alle ciliegie -Ma dentro hanno l’osso e fuori il picciolo. Neanche con le ciliegie riusciro’ a levarmi la fame.-
Alla fine pensa che ti ripensa decise per i fichi – Dei fichi si mangia proprio tutto: buccia, semi e polpa-.
Entra in un negozio -Quanti fichi mi date per una moneta?- chiede alla fruttivendola che lo guarda dall’alto in basso dietro al banco del suo negozio.
-Uno- gli risponde la donna.
Pochettino allora va in un secondo negozio e fa la stessa domanda e gli rispondono che ne avrebbe avuti due.
Ma al nostro piccolo spazzacamino non va bene neanche questa risposta e va in fondo alla via, dove teneva banco una vecchina curva come una vite.
-Quanti fichi mi dai per un soldo?- chiede alla nonnina.
La vecchina si aggiusta lo scialle sulle spalle , si alza mugugnando dalla sua sedia , prende da un sacco una manciata di fichi secchi li incarta dentro a una foglia di vite e li porge a Pochettino.
- Cosi’ va bene, grazie, – disse l’ometto tutto soddisfatto.
Tutto contento cerco’ un posto dove poter mangiare in santa pace i suoi fichi secchi e scorse un’albero poco distante, sali’ su un ramo e comincio’ a mangiare succhiando piano piano i frutti, godendosi il dolce sapore della loro polpa.
Mangiava e poi buttava via il peduncolo che rimaneva fra le dita.
Passo’ di là un orco e uno dei piccioli di fico gli ando’ a cadere in testa. L’orco levo’ gli occhi in alto e vide Pochettino tutto intento a mangiarsi i fichi .
L’orco allora gli grido’ – O Pochettino butta un fico anche a me.-
Pochettin senza farsi pregare gli getto’ un fico che ando’ pero’ a cadere nel fango.
L’orco allora gli rinnovo’ la richiesta e l’ometto gli getto’ un secondo fico.
Disgrazia volle che sotto l’albero fosse passata una mucca , pochi minuti prima, e proprio sotto l’albero ne avesse fatta un bel po’. Il secondo fico ando’ a caderci sopra.
Questa volta l’orco si inquieto’ davvero e invito’ Pochettino a porgergli un terzo fico con le dita. L’ometto si abbasso’ e l’orco lo afferro’ e in men che non si dica , caccio’ Pochettino dentro al suo sacco, se lo carico’ sulle spalle e lo porto’ a casa da sua moglie l’orchessa.
Apri’ la porta con un calcio e disse alla moglie – Prendi questo ometto, moglie,ingrassalo ben bene che poi me lo mangio.
L’orchessa porto’ il sacco nel punto piu’ buio della stalla, fece uscire Pochettin e lo mise nella gabbia vuota dei conigli; ogni giorno nutriva l’ometto con pietanze abbondanti e chiedeva all’ometto di porgerle un dito per verificare quanto ingrassava.
Dopo circa due settimane Pochettino le porse il solito ditino.
- Ora si’ che sei bello grasso- disse tutta contenta l’orchessa e ando’ a mettere la pentola sul fuoco, poi avverti’ il marito che per pranzo avrebbe finalmente mangiato Pochettino.
Poi l’orchessa porto” Pochettino davanti al camino dove bolliva la pentola e gli disse:
- Levati le scarpe-
- Levatele prima tu le scarpe, cosi’ imparo come si fa.- rispose l’ometto.
La moglie dell’orco paziente si toglie le scarpe e gli dice:
- Levati la camicia- e l’ometto:- Levatela prima tu cosi’ vedo come si deve fare.-
L’orchessa lo accontenta e poi si china sulla pentola per vedere se l’acqua bolliva.
Lesto lesto, Pochettino l’afferra per i fianchi e la spinge dentro al fuoco, dove in pochi minuti l’orchessa brucia.
Intanto arriva l’orco , si siede a tavola e chiama la moglie affinchè porti il pranzo.
Ma chiama e richiama, quella non sente e l’orco si alza da tavola e la va a cercare sull’aia di casa.
Appena fuori vede Pochettin che è sopra al tetto della casa e stupito gli chiede come sia riuscito a scappare, ma soprattutto come sia riuscito a salire sopra al tetto.
Pochettin risponde – Ho preso dei piatti, ne ho fatto una pila alta come la casa, mi ci sono arrampicato sopra ed eccomi qua!-
L’orco vuole provarci anche lui ,ma quando tenta di arrampicarsi sopra i piatti gli crollano addosso e gli si rompono in testa.
-Mi hai preso in giro, non è in questo modo che sei salito lassu’, dimmi come hai fatto e ti lascero’ tornare a casa tua , parola di orco- disse questo.
Lo spazzacamino gli disse- Se vuoi proprio la verita’ te la diro’: ho fatto arroventare sulla brace un palanchino di ferro poi mi ci sono seduto sopra e son partito a razzo sul tetto della casa!-
L’orco corre ad arroventare sul fuoco del camino il pezzo di ferro, poi lo porta fuori sull’aia ci si siede sopra e…….
Fu cosi’ che il fuoco brucio’ l’orco, cosi’ tanto ma cosi’ tanto che ne mori’.
Il nostro Pochettino potè cosi’ scendere dal tetto e tornarsene a casa sua.

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1. Fabio&hellip | Febbraio 4, 2008 alle 9:27 am
bella non me la ricordavo. Proprio in questi giorni mi stavo rimettendo a studiare un bel po di letteratura e capitavo dalle parti della tradizione orale e i suoi rapporti con la scrittura.
Pochettin, sarebbe bello scoprire a che epoca risale “la stesura” in questa forma, è una sintesi perfetta sintesi di Hansel e Gretel dei Grimm e Pollicino di Perrault. Ne fonde insieme pezzi della trama. Il fatto di aver perso i riferimenti all’infanticidio come pratica, ahimè, comune in quell’epoca, ci fa pensare ad una genesi più recente e la rende più tenera per i bambini. Ciao ciao
2. Anna&hellip | Febbraio 4, 2008 alle 7:17 pm
Una piacevolissima fiaba per iniziare bene la settimana!
Buona serata e a presto
Anna
3. rita&hellip | Febbraio 4, 2008 alle 7:57 pm
Conosco anch’io questa fiaba! E ti assicuro è sempre stata la mia preferita. Il protagonista però,da noi in Toscana,viene chiamato “Bughettino”.
Mi ha fatto un piacere immenso leggerla. Grazie della bella emozione!!!