Favola di nonna Lice – Tonio Goffo -

Marzo 13, 2008 tittieco

Eccomi ancora a raccontare un’altra favola della mia nonna, che sicuramente è stata tramandata di generazione in generazione , riflette le usanze locali della Liguria, ma credo che tutti i popoli del mondo abbiano somiglianze con lo svolgimento di questi racconti popolari, prima ancora dell’invenzione della stampa.

TONIO GOFFO

C’erano una volta tre fratelli, due erano furbi, il terzo goffo e sprovveduto. Per questo lo chiamavano Tonio goffo.

I due fratelli in gamba andavano ogni giorno a lavorare e Tonio restava a casa con la madre ad aiutarla come poteva nelle faccende domestiche.

- Presto metti sulla carriola un sacco di grano e portalo al mulino- gli ordino’ un giorno la madre. – Ma fa attenzione che il mugnaio non ti rubi : per ogni quintale di grano macinato gli spetta uno scotello, cioé una misura da un chilo di farina.-

Tonio si mise in marcia e per non dimenticare le raccomandazioni della madre andava ripetendo a voce alta: -Ogni quintale uno scotello, ogni quintale uno scotello, ogni quintale uno scotello……-

Lo sentirono dei contadini che stavano seminando il grano, lo inseguirono e lo “caricarono” di botte. “Devi dire “a bei carretti”, altro che ogni quintale uno scotello!-

Tonio riprese la sua strada e ripeteva a voce alta quello che gli avevavano detto i contadini. Si imbattè poi, in un funerale e si accosto’ a quelli che portavano e piangevano il morto e disse loro: -A bei carretti- Anche questi lo pestarono ben bene dicendogli: -Non devi dire cosi’ di fronte ad un morto, ma : – Cin cin, gloria all’anima sua-

Tonio riprese il cammino e arrivo’ vicino ad un macello dove stavano macellando una mucca e rivolto al macellaio disse: – Cin cin, gloria all’anima sua.- – Goffo- gli dissero, – non vedi che è una mucca?- Tonio riprese la sua strada, ripetendo ad alta voce.- E’ una mucca, è una mucca…”-

Gli taglio’ improvvisamente la strada un corteo di un matrimonio e Tonio rivolto ai parenti della sposa fece: – E’ una mucca, è una mucca.- Molto indignati i parenti della sposa lo riempirono di pugni, poi gli dissero: -Cosi’ tutte, cosi’ tutte, devi dire se proprio non puoi tenere la bocca chiusa! Hai capito?-

Tonio riprese la sua strada e s’imbattè in un gruppo di uomini che erano intenti a spegnere un incendio che stava distruggendo una casa. Tonio, come potete ormai ben immaginare, disse ad alta voce: -Cosi’ tutte, cosi’ tutte.- Gli uomini posarono i loro secchi,  lo raggiunsero e dopo averlo pestato ben bene gli urlarono: – Devi dire Signore fate spegnere il fuoco, Signore fate spegnere il fuoco, sciocco che non sei altro!-

Tonio riprese il cammino e passo’ davanti all’officina di un fabbro che stava soffiando fuori tutta l’anima sua, nel tentativo di accendere il fuoco. Soffia, soffia, neppure una scintilla e Tonio piantato li’ davanti al povero fabbro a dire: – Signore fate spegnere il fuoco, Signore fate spegnere il fuoco.- Il fabbro lascio’ cadere i suoi attrezzi a terra e infuriato gli si getto’ addossso e gli diede un sacco e una sporta di botte.

Tonio arrivo’ finalmente al mulino fece macinare il grano, riprese la strada del ritorno col suo carico di farina, ma decise di non seguire la strada che aveva percorso all’andata, ma di cammminare lungo il corso del fiume Scrivia. Ad un tratto senti’ il verso delle rane, si accosto’ alle sponde del fiume e vide le ranocchie affiorare sul pelo dell’acqua e fare “gre, gre, gre” con la bocca aperta. Il ragazzo penso’ che gli animali avessero fame e comincio’ a gettare in acqua la farina fin quando non gliene resto’ piu’ nel sacco.

Arrivo’ nel frattempo a casa e la madre gli domando’ dove fosse la farina e lui le rispose:-L’ho data alle rane!- -Sei il solito sciocco Tonio, ora cosa mangeremo? Prendi questa pezza di tela e vai al mercato a venderla ma ricordati di non darla alle donne che fanno tante domande. Cercane una che non parli e vendila a lei.-

Tonio si mise in marcia e arrivo’ vicino ad una cappelletta dove c’era la statua della Madonna col Bambino in braccio. Il ragazzo le si rivolse offrendole la pezza di tela. Ma la statua era davvero di poche parole, cosi’ Tonio decise di lasciare li’ la tela e vedendo il Bambino fare “tre” con le dita, interpreto’ quel gesto in questo modo: – Passa da qui fra tre giorni a prendere i soldi.- Percio’ Tonio se ne torno’ a casa.

Appena il ragazzo racconto’ alla madre come si erano svolti i fatti , la donna lo rispedi’ subito in cerca della statua. Tonio tornato alla cappella della Vergine le si rivolse in questo modo: – Bella donna, me la pagate si’ o no la pezza di stoffa?- Ripete’ la domanda piu’ volte e non avendo risposta spazientito, afferro’ un bastone e spacco’ la testa alla statua dalla quale usci’ un fiume di monete d’oro che Tonio tutto felice raccolse e porto’ a casa.

La madre che era a letto malata, lo mando’ subito dal macellaio a comprare un po’ di carne, raccomandandogli di prendere un bel pezzo di carne magra e di non lasciarsi rifilare solo ossa e nervi. Tonio vide sul banco della macelleria una bella porzione di trippa e penso’ che nella trippa non c’erano ossa ne’ nervi  e se la fece incartare. Tornato a casa fece bollire la trippa e porto’ il brodo bollente alla madre, ma glielo verso’ addosso e la donna mori’.

Tornarono i fratelli, andarono a vedere la madre e la trovarono morta. Dopo il funerale i fratelli di Tonio dissero: – Non possiamo piu’ vivere con un ragazzo cosi’ sciocco e goffo come nostro fratello, andremo a vivere dai nostri parenti. -E rivolti a Tonio dissero: – Tu vieni con noi e tirati dietro la porta.-

Tonio esegue l’ordine prontamente e scardina la porta, se la carica sulle spalle e via al seguito dei fratelli. La casa dei parenti dista parecchi chilometri, percio’ i ragazzi fattosi buio decidono di salire su un albero per passare la notte. Verso mezzanotte vengono svegliati da un gran discutere che si faceva sotto il loro albero. Erano dei briganti andati la’ sotto per dividersi il bottino. I tre fratelli trattennnevano il respiro per paura di essere scoperti dai ladri, ma Tonio aveva una necessità impellente e disse: – Mi scappa, mi scappa! – I fratelli gli risposero: -E falla ! – E i briganti di sotto :- Ahimè, si mette a piovere.- Dopo un pochino Tonio ha un altro bisogno piu’ consistente: -Non ne posso piu’!- disse ai fratelli. -E falla!- risposero quelli. E i ladri di sotto, continuando a contare i loro soldi dissero: – Che cosa c’è adesso, viene giu’ la manna dal cielo?-

Ad un certo punto Tonio , non riusci’ piu’ a trattenere la porta che aveva in spalla, si lamentava dicendo: -Mi casca, mi casca la porta!- E quando non riusci’ piu’ a reggerla la lascio’ cadere sulla testa dei briganti, i quali sentendo un gran fracasso fuggirono urlando a squarciagola:- Viene giu’ il cielo, viene giu’ il cielo!-

Tonio e i fratelli, quando  furono ben sicuri che dei ladri non vi fosse piu’ nemmeno l’ombra, scesero dall’albero, raccolsero i soldi lasciati li’ dai briganti e ripresero il loro viaggio, per andare a vivere dai parenti, i quali li accolsero e ospitarono molto volentieri. E li’ stanno ancora adesso!

 

L'immagine “http://mammachioccia2.altervista.org/_altervista_ht/RANE520BPOST.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

 

 

 

 

 

Entry Filed under: favole, infanzia

3 Commenti Add your own

  • 1. Anna&hellip  | 

    Che bella questa favola, mi ha fatto sorridere di gusto! Chissà perché lo sciocco-sempliciotto delle fiabe fa sempre simpatia!
    Un abbraccio!

  • 2. Antisiodowind-online&hellip  | 

    imparato molto

    • 3. tittieco&hellip  | 

      Le favole antiche sono sempre istruttive !
      Anch’io imparai molto da questa fiaba!
      Buona giornata
      ;-)

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