Archivio per Agosto 2008
Amore e Amicizia
AMOR OGNI COSA VINCE (Leonardo da Vinci)
AI VERI AMICI NON IMPORTA SE SEI DIVERSO!!!

L’AMICIZIA é anche SOLIDARIETA’ e complicità!
AMICIZIA e’ anche SIMILITUDINE
OSARE IN AMORE si puo’!!!
AI VERI AMICI NON IMPORTA SE SEI DIVERSO!!!
AMICIZIA e’ anche SIMILITUDINE
OSARE IN AMORE si puo’!!!Add comment Agosto 30, 2008
I Biscotti del Lagaccio
Il suo fondale era limaccioso e impraticabile e risultava impossibile ripescare cose o persone cadute sul fondo; da qui il nome “Lagaccio” appunto per l’aria sinistra e tetra che assunse nei secoli e in special modo durante la seconda guerra mondiale.
Attualmente è completamente coperto e nella sua area è stato edificato un campo sportivo in erba sintetica.

Si racconta che proprio li’ vicino al lago nacque un FORNO che divento’ celebre per un particolare tipo di biscotto, che assomiglia ad una fetta biscottata ma è molto di piu’.
I biscotti del Lagaccio per me sono la cosa migliore che si possa intingere nel caffellatte della prima colazione , sono ottimi anche a merenda con il tè delle cinque.
In commercio se ne trovano di veramente buoni, esistono anche in versione senza burro e vengono chiamati “Biscotti della salute”. Le tre marche piu’ conosciute sono: Pannarello, Grondona e Petri.
Quando mi prende lo “schiribizzo” li faccio nel forno di casa e riescono buoni, anche se a mio parere ci vorrebbe un forno a legna, ma nella vita alcune volte ci si deve accontentare , percio’ se volete sperimentare questi fantastici BISCOTTI del LAGACCIO eccovi di seguito la ricetta:
Dosi per 4 persone
600 g. di farina, 25 g. di lievito di birra, 100g. di zucchero, 75g.di burro, 10g. semi di finocchio, sale.
Stemperare il lievito in un bicchiere d’acqua tiepida, mettere 150g. di farina sulla spianatoia e incorporarvi il lievito. Lavorare a lungo e se necessario aggiungere altra acqua tiepida all’impasto, formare una palla e metterla in una terrina, coprirla con un canovaccio e porla in luogo caldo a lievitare sino a quando non avrà raddoppiato il suo volume.
A questo punto versate sulla spianatoia il resto della farina, unire un pizzico di sale, i semi di finocchio, il burro sciolto e il pane di lievito; impastare energicamente aggiungendo se necessario altra acqua tiepida, in modo che l’impasto risulti morbido. Rifare un’altra palla e porla ancora a lievitare, procedendo come nella prima lievitazione.
Dopo circa un’ora e mezza rimettere la pasta sulla spianatoia, lavorarla un poco e tagliarla in tre/quattro pezzi, formando altrettanti filoncini. Porli su una placca da forno imburrata o su carta da forno e incidere sulla superficie dei tagli sbiechi, distanziati uno dall’altro circa due cm.. Mettere la placca in luogo caldo e lasciar riposare ancora per una ventina di minuti.
Infornare a 200 gradi e cuocere. Sfornare e lasciar raffreddare completamente, poi tagliare i biscotti seguendo le tacche incise in precedenza. Disporle ancora sulla placca e biscottare in forno a 200 gradi avendo cura che non brucino!
1 commento Agosto 26, 2008
Analogie: Il Lago come il Mare
Con il cuore ricolmo di nostalgia
4 commenti Agosto 26, 2008
Torta SACRIPANTINA
Questa Torta è la mia preferita, quando ero piccola si vendeva non solo nelle pasticcerie genovesi ma anche al negozietto di alimentari sotto casa ; ora, purtroppo non si trova cosi’ facilmente, e poi io abito in provincia di Roma…. quindi quando la voglio gustare mi conviene prepararla seguendo le istruzioni di un vecchio ricettario genovese.
Vi chiederete il perchè del nome Sacripantina?
Mi sono documentata, e dopo aver girovagato per un paio di ore sulla rete ecco cosa ho scovato :
La leggenda vuole che…. L’ideatore di questo dolce fosse un appassionato di buone letture che, colpito dal Sacripante dell’Orlando Innamorato, abbia voluto battezzare con un più amabile diminutivo la sua creatura. Ma non trascuriamo neppure la via della seduzione: il dolce è intrigante e sensuale, il nome civettuolo. L’ omaggio di un impenitente dongiovanni alla golosità femminile. Ecco invece un po’ di Storia (quella vera!)
Siamo nel 1800, da aprile a giugno, l’armata imperiale austriaca assedia i francesi, guidati da Andre’ Massena, sono arroccati a Genova. Come accade sempre durante le azioni di guerra, nel tentativo di resistere si sfruttano tutte le risorse alimentari. In quel momento, nei magazzini del porto, e’stipata una partita ragguardevole di riso, che viene macinato e mescolato alla farina di grano per preparare il pane. Forse proprio a questo episodio pensava il pasticcere francese Chiboust quando, un giorno, decise di mescolare farina d’Ungheria (che allora era considerata la migliore) con fecola di patate, uova, burro, zucchero e aromi. Ottenne, così, una base per torte, molto simile al pan di Spagna, che, in memoria di Massena, battezzò ‘genoise’, genovese. Tutto ciò succedeva a Parigi, in un laboratorio di Rue Saint Honoré, la via che avrebbe dato il nome alla più fam
osa invenzione di questo creativo cuoco francese: la torta Saint Honoré. Assolutamente ligure, invece, è la passione per le creme e le farciture che ha portato a creare la sacripantina. Dolce con un nome impegnativo, ricorda infatti, il re circasso Sacripante invaghitosi della bella Angelica di cui ci narra le gesta l’Ariosto nel suo ‘Orlando Furioso’, e che ormai si trova solo nelle pasticcerie più antiche in occasioni particolari. “le sacripantine della Preti“., è con questo nome brevettato negli anni ‘30 , che questo dolce viene prodotto industrialmente, anche in confezioni tipo merendina. Giovanni Preti nel negozio di piazza Portello nel cuore di Genova nel 1875 inventa la sua sacripantina che che veniva preparata a forma rettangolare, e confezionata in un’allegra carta di colore azzurro intenso. Qualche pasticceria del capoluogo, occasionalmente, la prepara ancora. Bando alle ciance, ora passiamo alla ricetta della TORTA SACRIPANTINA INGREDIENTI. – 1 pan di Spagna da 500 g e di 22 cm di diametro – 200 g di burro
– 30 g di cacao – 1 bicchiere e 1/2 di marsala secco – 1 bicchierino di rhum (oppure altro liquore a piacere) – 1/2 tazza di caffè ristretto – 150 g di zucchero a velo inoltre: 50 g di biscotti secchi 2 amaretti 30 g di zucchero a velo Esecuzione: Montate il burro con lo zucchero a velo, poi unitevi il caffè, mescolato a 2 cucchiai di liquore, e amalgamate. Dividete la crema in 2 parti e unite a una il cacao e il liquore rimasto. Tagliate orizzontalmente il pan di Spagna in 6 dischi sottili e bagnateli con un po’ di marsala. Foderate con una pellicola uno stampo a bordo alto del diametro di 22cm, sistematevi sul fondo un disco di pan di Spagna e spalmatevi un po’ della crema al caffè. Coprite con un secondo disco di pan di Spagna e spalmatelo con la crema al caffè. Ripetete l’operazione con il terzo disco e copritelo con il quarto, lasciando da parte qualche cucchiaio di crema per la decorazione. Spalmate il disco con metà della crema al cacao. Ripetete l’operazione con il quinto disco, poi coprite con l’ultimo disco e versatevi il marsala rimasto. Rivestite con un foglio d’alluminio un cartone da pasticceria, appoggiatelo sulla torta, mettetevi sopra un peso e trasferitela in frigorifero per almeno 2 ore. Frullate i biscotti e gli amaretti fino a ridurli in polvere e mescolateli allo zucchero al velo. Togliete la torta dal frigorifero, sformatela, sistematela su un piatto per dolci e spalmatevi la crema al caffè tenuta da parte. Sploverizzate il dolce con la miscela di biscotti tritati e zucchero a velo facendola cadere da un setaccino e rimettetelo in frigorifero fino al momento di servire.
Attenzione: Non devono essere necessariamente 6 i dischi di Pan di Spagna, io ne farcisco solo 3 e il dolce è supelativo ugualmente!
Buon FERRAGOSTO a tutti!

2 commenti Agosto 15, 2008
