Una “virgola” nell’oceano Atlantico

Ottobre 17, 2008 tittieco

Tristan da Cunha è veramente una virgola nell’oceano: dista 2.437 KM. dall’Isola di Sant’Elena e oltre 3.000 dal Sudafrica.

L’ isola è un vulcano sorto 3 milioni di anni fa. Sul versante meno ripido, dal 1816 è sorta una comunità che oggi conta 300 persone. Ai suoi rifornimenti provvedono navi provenienti dal Sudafrica: 5 o 6 all’anno.

I 300 abitanti dell’isola chiamano semplicemente Settlement (villaggio), il piccolo paese che nelle carte ufficiali ha per nome “Edimburgo dei sette mari”, in onore di Alfred Duca di Edimburgo, che nel 1867 visito’ Tristan da Cunha.

Anche i cognomi, solamente sette, non vengono mai citati essendo tutti parenti, gli abitanti sono costretti non solo a chiamarsi per nome, ma a trovare sempre nomi nuovi per evitare fraintendimenti.

Vivono tutti li’, in un centinaio di casette bianche che si snodano lungo le uniche due strade del villaggio, abbastanza vicini per potersi chiamare a voce e abbastanza lontani per non rubarsi il sole.

L’approdo in questa isoletta è inaccessibile: scogli nascosti sotto l’acqua ne impediscono l’approdo, gli abitanti vanno incontro alle navi con barche da pesca!

L’aragosta è il principale prodotto da esportazione, le condizioni del mare pero’ permettono la pesca solo pochi giorni al mese.

A Tristan, quando non si puo’ uscire a pescare, ci si dedica al miglioramento delle strade, alla produzione di mattoni, alla caccia delle mucche che vivono allo stato brado.

In questo francobollo di terra perso nell’oceano,il capo della polizia e i suoi assistenti non hanno mai perseguito reati o fatto multe!

La legge è nell’ unica persona di Brian Balduin, amministratore per conto della Regina Elisabetta (Regno Unito), egli è un innovatore, che ha messo a disposizione di tutti il suo indirizzo email, in modo che la gente non sia costretta ad aspettare la posta per dei mesi, ha inoltre fatto installare una cabina con telefono satellitare.

Invece per un altro abitante dell’isola, John Lavarello (cognome portato dagli eredi di un marinaio ligure naufragato nel 1892), le cose stanno cambiando troppo velocemente: la biblioteca, con i giornali e riviste internazionali, potrebbero risvegliare i giovani e il telefono satellitare a che cosa serve? Si chiede l’uomo, ricordando l’episodio di un anziano abitante dell’isola, suonatore di fisarmonica che ebbe un colpo apoplettico qualche anno addietro e che sopravvisse fino all’esaurimento della riserva di ossigeno. Certamente non lo avrebbe salvato neppure una telefonata a Città del Capo, poichè la nave avrebbe impiegato sei giorni ad arrivare!

La maggior parte degli abitanti ha paura del cambiamento, temono che le innovazioni possano distruggere lo spirito comunitario e i principi di fratellanza dei padri fondatori.

A Tristan tutti aiutano tutti, e se il raccolto di qualcuno va in malora gli altri gli regalano una parte del proprio. Quando arriva una nave, tutti, uomini e donne, formano una lunga coda dal porto fino al magazzino, passandosi di mano in mano scatole di fagioli, casse di birra, biancheria, stivali ecc…

La scuola è gratis, ma la natalità è in calo. La palestra ogni sabato sera si trasforma in discoteca.

Sull’isola non vi sono separazioni di coppia, l’unica via di fuga dalla vita matrimoniale è rappresentata dal mare, le coppie stabili si formano già a un’età molto precoce.

Ai giovani, soprattutto alle ragazze, l’isola comincia a stare stretta, molte si lamentano della monotonia della vita. Il governo britannico mette a disposizione cinque posti e sussidi in Inghilterra per gli abitanti che decidono di trasferirsi.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia: da dopo che in Inghilterra è stato trasmesso in televisione un documentario sull’isola, sono piovute richieste di “immigrazione” da parte di persone affascinate dalla vita semplice e solitaria dell’isola.

Le notizie che pubblico sul post, provengono da un articolo che lessi sulla rivista FOCUS qualche anno fa che catturarono il mio interesse e la mia curiosità, soprattutto quando lessi che tra gli abitanti dell’isola sopravvivono due cognomi di origine ligure: sono i discendenti di due naufraghi camogliesi Gaetano Lavarello e Andrea Repetto che nel 1892 decidono di rimanere a Tristan, contribuendo cosi’ all’ampliamento della comunità.


A Camogli (Liguria) c’è una targa che ricorda i due marinai che fecero naufragio sull’isola Tristan da Cunha

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fotografiaTRISTAN Da CUNHA

L’isola dall’insediamento umano piu’ remoto al mondo!

Entry Filed under: genova, isole, mare, mondo

2 Commenti Add your own

  • 1. Anna righeblu&hellip  | 

    Ciao Dadda, complimenti per il post, l’ho trovato molto interessante. Non sapevo nulla di questa comunità nell’isola quasi inaccessibile. Durante la lettura mi ponevo una serie di domande, alcune delle quali riguardanti questioni di tipo genetico.

    Ho trovato molto “originale” la frase:
    “Sull’isola non vi sono separazioni di coppia, l’unica via di fuga dalla vita matrimoniale è rappresentata dal mare…”
    Ciao, un abbraccio e a presto.

  • 2. tittieco&hellip  | 

    Ciao Anna, anch’io quando lessi l’articolo mi posi con perplessità molte domande al riguardo.
    La convivenza fra le persone (per non parlare di quella di coppia)è molto difficile, ci vuole un’altissima dose di tolleranza anche se questa parola: “tolleranza” non mi piace, perchè se devo tollerare qualcuno, già non c’è piu’ uguaglianza a mio parere!
    Grazie per l’assiduità con la quale visiti e commenti i miei post!
    Un forte abbraccio
    Dadda.

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