Posts filed under ‘ricette’
Fettuccine alla papalina (cucina romana)
“A Roma si mangia bene dappertutto”, si diceva una volta e con ragione, indicando non solo la qualità delle preparazioni e degli ingredienti, ma anche la simpatia e il calore dell’ ospitalità.
I locali rimasti autentici offrono l’occasione di conoscere e capire il carattere della città e dei suoi abitanti e sono una esperienza interessante sotto ogni punto di vista. Infatti, vino, cucina e umanità concorrono a fare dell’osteria (Hostaria) e della trattoria romana una specie di teatro del popolo, dove vi regna un’atmosfera di chiassosa cordialità, di semplice allegria un po’ caciarona, che è manifestazione di gioia di vivere e piacere di godere dell’attimo fuggente.
La cucina romana è nel suo insieme rustica, fatta dei prodotti dell’orto e dei pascoli; la cucina romana non è una cucina molto ricca di invenzioni gli studiosi dicono che gli antichi Romani conquistarono il mondo nutrendosi di fave, pecorino e lattuga; ho letto che quando una legione piantava un accampamento in una zona di conquista e si prevedeva che le cose sarebbero andate per le lunghe, piantava anche la lattuga, verdura preferita dai soldati. Cosi’ gli studiosi, per trovare una traccia dei campi romani in Britannia, in Iberia, in Gallia cercano i luoghi dove cresce ancora oggi, allo stato selvatico, questa umile verdura.
Nei piatti offerti dalla gastronomia romana si notano denominazioni spesso pittoresche, per esempio : gli spaghetti all’amatriciana, i famosi carciofi “alla giudia” , gli gnocchi alla romana, e le maestose pastasciutte : fettuccine e pappardelle alla romana, gli spaghetti alla carrettiera, quelli alla carbonara, la semplice pasta”ajo e ojo” i bucatini cacio e pepe , la classica minestra o zuppa di fagioli, la deliziosa minestra in brodo “stracciatella”.
Per i “piatti di mezzo” ci sono altrettante pittoresche denominazioni: la “coda alla vaccinara”, altrettanto singolare e piatto robusto è la “pajata (a base di budella di vitello da latte che si cuoce in un soffritto che dà un intingolo col quale per tradizione si condiscono i rigatoni.
Numerose sono anche le verdure rinomate per la loro freschezza e qualità provenienti dall’agro romano. I carciofi imbottiti di aromi e dalla caratteristica forma “in piedi” con i piselli in primavera. Poi i broccoli e le fave. Altra curiosità culinaria e di invenzione romanesca è il “pinzimonio” , l’uso di portare in tavola una ricca serie di prodotti dell’orto da intingere nell’olio-pepe-sale e da mangiare con le mani in allegria; nel piatto colorato di verdure non manca mai il il cuore (ciccio) del sedano (sellero).
Vastissime sono anche le erbe di campo che danno luogo alla “misticanza” dove non puo’ mancare la rucola o “rughetta” e da ultimo le famose “puntarelle” che sono punte di cicoria amara condite con un pesto di aglio olio e acciughe : stupefacente gusto!
E da ultimo, come non segnalare il rinomato vinello delle colline a sud est di Roma, ovvero : il vino de ” Li Castelli” Inoltre il Lazio possiede vini di discendenza storica come il famoso “Est! Est! Est! “ (lo scudiero di un vescovo incaricato di segnare i posti dove c’era buon vino con un “est”, arrivato a Montefiascone, ne scrisse addirittura TRE).
Adesso pero’, è tempo però di lasciare questa non mia brevissima introduzione, per passare alla “luculliana” ricetta delle
FETTUCCINE alla papalina. ( per 6 persone)
L’uso delle fettuccine fatte in casa sarebbe l’ideale è evidente, ma in mancanza di queste procuratevi delle fettuccine all’uovo fresche o secche di buona qualità.
Preparate un soffritto con poco burro e 1/2 cipolla affettata e, per 6 persone, fatevi cuocere 200gr. di piselli. A cottura ultimata aggiungete 100gr. di prosciutto crudo tagliuzzato, sale e pepe.
Sbattete in una terrina 3 uova con 3 cucchiai di parmigiano grattugiato; lessate le fettuccine al dente e mescolatele immediatamente alle uova, che devono rapprendersi intorno alla pasta. Unite poi i piselli e il prosciutto e qualche fiocco di burro, completate con abbondante parmigiano e una manciata di pepe.

3 commenti Novembre 10, 2009
Ricetta: Mattonella autunnale coi fiocchi (non d’avena) e tante gocce di sudore!
Care amiche e amici , devo ammettere che in questo ultimo periodo ho trascurato un poco il mio bloghetto, ma diciamolo pure , curare un blog con dedizione e cura non è sempre semplicissimo : gli impegni familiari e lavorativi con in piu’ qualche acciacchetto che la mia non piu’ verde età procura…..insomma per dirla con la simpatica e orecchiabile canzone di Luca Carboni :
- Ci vuole un fisico bestiale………….. ci vuole molto allenamento per stare dritti controvento…-
Ora pare sia tornata un pò di tranquillità nella mia vita, almeno lo spero, dunque eccomi nuovamente nel mio piccolo spazio pronta a pubblicare un dolce, che preparai per il compleanno di mia nuora l’anno passato e che è una bellezza per gli occhi e una goduria per il palato;
Ora non mi dilungo oltre e passo subito alla ricetta della :
MATTONELLA AUTUNNALE

INGREDIENTI per la PASTA
250 g. di farina – 30 g. di mandorle tritate – 180 g. di burro – 230 g. di zucchero – 4 uova – un pizzico di sale – mezzo bicchierino di liquore (crema di mandorla o di nocino ) - una bustina di lievito vanigliato.
INGREDIENTI per FARCIRE
400 g. di panna da montare – 60 g. zucchero a velo – mezzo bicchierino di liquore (crema di mandorla o nocino) – 3 fichi verdi.
INGREDIENTI per DECORARE
100 g. di mandorle sbucciate e tostate – 8 acini d’uva nera – 3 fichi verdi
ESECUZIONE :
Pasta. In una terrina lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero fino ad ottenere un composto soffice. Incorporate una alla volta le uova e aromatizzate con il liquore. Setacciate la farina precedentemente miscelata con il lievito, unite il sale, le mandorle tritate, ed amalgamate bene il tutto. Versate in uno stampo rettangolare imburrato ed infarinato e passate in forno già caldo a (180°) per circa 45 minuti.
Farcitura. Lasciate raffreddare il dolce, tagliatelo orizzontalmente e spruzzate le due parti col liquore. Montate la panna dolcificata con lo zucchero a velo e spalmatene un terzo sulla parte inferiore. Tagliate i fichi a fettine, distribuiteli sulla panna e ricomponete la mattonella.
Decorazione. Ricoprite l’intera mattonella con la panna tenuta da parte (conservatene 3 cucchiai) sistemate le mandorle sui lati, gli acini d’uva ed i fichi tagliati a spicchi, sulla parte superiore. Riempite una siringa per dolci con la panna conservata e decorate la mattonella a vostro piacere e fantasia.
Questo dolce è stato realizzato da me consultando il mitico ricettario Bertolini anni ‘70
5 commenti Ottobre 20, 2009
ricette dalla LIguria “PICCATIGLIO”
Il piccatiglio è una vivanda ligure molto antica, originaria della Spagna veloce da preparare e molto gustosa.
In molte occasioni si utilizzavano gli avanzi e il piccatiglio si trasformava in un piatto del riciclo.
Ingredienti per 6 persone :
Un kg. di polpa di vitello – gr.40 di burro – 4 cucchiai olio evo – 2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato -
una carota tritata – una cipolla bianca tritata – 10 olive nere in salamoia – 2 mestoli di brodo
– 3 uova – sale e pepe
In una padella grande mettete a rosolare nel burro e nell’olio il trito di prezzemolo, carota e cipolla, poi la polpa delle olive nere.
Mescolate piu’ volte e lasciate cuocere per circa 5 minuti. Unite al soffritto la carne precedentemente tritata e continuate la cottura, versando di tanto in tanto brodo, perchè non asciughi troppo. Regolate di sale e pepe, mescolate e dopo circa 20 minuti incorporatevi le uova sbattute.
Un paio di minuti e togliete dal fuoco, servendo il piccatiglio caldo, accompagnato da spicchi di limone.
VARIANTE : Invece della polpa di vitello , si puo’ i preparare il piccatiglio con carne di pollo o di cappone, sia cruda che cotta.

3 commenti Settembre 28, 2009
Ricette Liguria : “Picagge” al “Tocco” di funghi porcini
La ricetta di oggi è una tra le mie preferite, non soltanto per la sua straordinaria bontà, ma soprattutto perché mi riporta a luoghi molto cari e ricchi di ricordi.
In Liguria si usa chiamare “PICAGGE” i lunghi nastrini che si acquistano in merceria e nella gastronomia ligure le PICAGGE liguri , altro non sono che tagliatelle, con la differenza che la dose di uova è dimezzata e la metà mancante è sostituita da acqua o meglio, da vino bianco secco.
Invece per il Tocco con la o chiusa (pronuncia tucco) s’intende il sugo con cui si condiscono le pastasciutte, risotti e polenta.
Ingredienti per la pasta fresca Picagge (tagliatelle)
Farina di grano tenero 500 – N. 2 UOVA – Acqua e\o vino bianco – Sale -
Ingredienti per il Tocco de funsi (Sugo di funghi)
gr. 500 di funghi porcini , meglio se freschi (altrimenti gr. 40 di funghi secchi)
Una piccola cipolla
uno spicchio d’aglio
mezzo dl di olio evo
4 pomodori spellati e privati dei semi
un rametto di rosmarino e un pugno scarso di pinoli
sale e pepe
Pulite i funghi dal terriccio e, poi lavateli in acqua corrente, asciugateli con un canovaccio ed infine tagliateli a fette.
Se sono secchi basta ammollarli in acqua tiepida almeno una mezz’ora prima di utilizzarli.
Intanto in un tegame fate rosolare nell’olio il trito di cipolla , aglio e pinoli (alcuni tritati grossolanamente e altri interi) quando sarà appena dorato aggiungete i funghi affettati; mescolate con un cucchiaio di legno e lasciate sobbolire per pochi minuti. Dopo unite i pomodori tagliati a dadolini, regolate di sale, profumate con il rosmarino mescolate il tutto, incoperchiate e lasciate cuocere a fiamma docile per circa mezz’ora.
10 commenti Settembre 8, 2009
Pesche alla piemontese
La montagna è molto bella in estate, prati in fiore, passeggiate nei boschi profumati e soprattutto niente neve!
E già, sono tra quelle poche persone alle quali la montagna in inverno non piace, forse perché non so sciare e odio il freddo , di conseguenza per me risulta molto noioso stare tutta la giornata chiusa in albergo a sorseggiare tazze di cioccolata calda, sonnecchiare, leggere, insomma non so cosa fare per ingannare il lungo trascorrere delle giornate…
Invece la montagna d’estate per me significa, lunghe passeggiate, ossigenando i polmoni e assaporando la quiete dei pascoli, il profumo dell’erba appena tagliata, il dolce scampanio delle mucche al pascolo e scorpacciate di pesche spaccatelle alla piemontese e confettura di sambuco profumata e delicatissima , ottima da abbinare a ricotte o formaggi di mucca, e semplicemente sublime per farcire crostate e torte dolci.
La confettura di questo frutto è molto particolare , il suo sapore è delicatissimo e dal dolce profumo del sambuco.
La località di montagna dove trovo queste delizie dello spirito e del palato è un piccolo comune in provincia di Cuneo, nell”alta Valle Stura, Sambuco (Sambuch in piemontese, Lou Sambuc in occitano) che sorge ai piedi del monte Bersaio , una bellissima cattedrale di pietra fatta di pinnacoli e guglie che si erge a picco sopra l’abitato del paesino.
SAMBUCO- Cuneo
CAMPANILE DELLA CHIESA BATTESIMALE DI SAN BARTOLOMEO
RICETTA delle Pesche spaccatelle alla piemontese
Dosi per 4 persone
Ingredienti : 4 pesche (spaccatelle) - gr. 40 di amaretti, qualche mandorla dolce spellata - 4 cucchiai di zucchero - un cucchiaio di cacao amaro setacciato - un bicchiere di vino dolce (tipo Moscato) - una noce di burro.
Dividete le pesche a metà, togliete il nocciolo e scavate un pochino la cavità, mettendo la polpa che viene staccata in una terrina.
Unite le mandorle tritate gli amaretti sbriciolati, due cucchiai di zucchero e il cacao : amalgamate il tutto. Se risultasse troppo asciutto, versate qualche cucchiaio di vino.
Riempite abbondantemente con questo composto le mezze pesche, disponetele in una teglia imburrata, versate il rimanente vino e spolverizzatele con lo zucchero.
Mettete in forno a 180 gradi per 40 minuti.
Finita la cottura disporre le pesche nei piattini e scegliete se servirle ai vostri ospiti tiepide o fredde.
3 commenti Agosto 25, 2009
Seppie con i piselli alla ligure
Buongiorno, prima di passare alla ricetta delle seppie e piselli, voglio raccontarvi un aneddoto con seguente proverbio, che era solita dire la mia nonna a noi nipoti quando friggeva le acciughe
Appena nonna metteva le acciughe fritte sulla carta assorbente (carta paglia) che in futuro è stata egregiamente sostituita dal “santo-scottex”, noi bambini prendevamo di soppiatto dal piatto di portata, qualche dorato e croccante pescetto e gnam gnam…… ; nonna naturalmente se ne accorgeva, ma aspettava sempre, che avessimo mangiato qualche acciughetta a testa, prima di ammonirci con il seguente proverbio :
- CHI LAO’A MANGIA ‘N’ANCIOA, CHI STA A VEDDE NE MANGIA DUE.
(Chi lavora mangia un’acciuga, chi sta a vedere ne mangia due)
SEPPIE cò-i poisci. (seppie con i piselli)
Ingredienti per 4 persone
600 gr. di seppioline – 600gr. di piselli freschi – una manciata di prezzemolo,-
uno spicchio d’aglio – vino bianco – olio di oliva – sale e pepe.
ESECUZIONE:
Pulire e lavare le seppie intere. Mettere in una casseruola con un po’ d’olio, l’aglio e il prezzemolo tritati; aggiungere le seppie e porre al fuoco facendo rosolare per 5 minuti e bagnando con vino bianco.
Sgusciare i piselli e unirli alle seppie (vanno bene anche piselli surgelati), salare e pepare.
Continuare la cottura aggiungendo via via alcuni mestoli d’acqua calda: togliere dal fuoco quando i piselli saranno teneri. Servire caldo.

5 commenti Luglio 17, 2009
Dolcezze sottovetro: albicocche sciroppate
Come ogni estate l’albicocco in giardino, è stracolmo dei suoi dolcissimi e saporiti frutti e come ogni anno , dopo averne raccolto, mangiato, distribuito ad amici e parenti tengo da parte qualche Kg. di albicocche (quelle non troppo mature) da mettere sottovetro.
Albicocche sciroppate
Ingredienti per 4 persone:
Albicocche sane e non troppo mature 2 kg.zucchero 250 gr. – 2 chiodi di garofano - una scorza di limone
un pezzetto di cannella – un anice stellato.
Cottura 5 minuti piu’ la sterilizzazione.
Lavate la frutta, asciugatela bene poi sistematela in vasi con chiusura ermetica.
Preparate uno sciroppo con un litro d’acqua, lo zucchero e la scorza di limone: portate a ebollizione e lasciate sobbollire qualche minuto, finchè lo zucchero sarà completamente sciolto. Lasciate raffreddare poi unite le spezie e versate lo sciroppo nei vasi con le albicocche, fino a coprirle del tutto. Chiudete ermeticamente e sterilizzate in vasi per 15/20 minuti.
Conservate in luogo buio e asciutto.
Quel sapore in piu’
Il segreto per personalizzare marmellate, confetture, gelatine, e frutta sciroppata, è quello di aromatizzarle con alcuni tipi di spezie, ecco gli abbinamenti ideali :
Cannella: il suo aroma soprattutto con ciliegie e amarene oppure con pere e mele.
Chiodi di garofano: il loro sapore si sposa molto bene con quello delle amarene.
Anice stellato : albicocche, pesche e melone, sono i frutti valorizzati da questa spezia.

2 commenti Luglio 3, 2009
Dolcetti della Liguria : Baci di Dama
I baci di dama, provengono dalla fantasia e abilità di un cuoco di casa Savoia; Vittorio Emanuele II una sera d’autunno, desideroso di assaporate qualcosa di nuovo,chiese al cuoco in questione di creare un dolce.
Dico subito che questa specialità proviene dal Piemonte, ma in Liguria e soprattutto in quel di Alassio, Andora, Ronco Scrivia, San Remo e Zoagli i “baci” godono fama altrettanto giustificata. Nel mese di settembre poi, a Mioglia, in provincia di Savona, si tiene la ” Sagra del Bacio”.
I Baci di Dama, si presentano come due deliziosi e tondi biscottini, accoppiati da una goccia di cioccolato. Questi deliziosi dolcetti sono come le ciliegie, uno tira l’altro: con il loro soave sapore ne mangeresti uno e poi un altro, e un altro ancora.
INGREDIENTI : gr. 200 di farina – gr. 250 di nocciole tostate – gr. 180 burro - gr.150 di zucchero - 2 cucchiai di cacao in polvere – gr.150 di cioccolato fondente.
In una ciotola grande, mescolate con cura 150 gr. di farina, il cacao in polvere e lo zucchero, poi aggiungete 150 gr. di burro e il trito di nocciole pestate nel mortaio (o nel mixer), con un cucchiaio mescolate piu’ volte e impastate pazientemente.
Ora, confezionate tante palline grosse poco piu’ di una nocciola, infarinatele leggermente e passatele in forno già caldo a 170 °, per circa 20 minuti, dopo averle poste ordinatamente nella placca, un ta di burro e appena infarinata ( o carta da forno). Appena le palline sono cotte, toglietele dal calore e lasciatele raffreddare.
Intanto, in un tegame piccolo, posto sul fuoco a bagnomaria (a calore indiretto) sciogliete la cioccolata fondente e con questa saldate, a due a due, le palline, cosi’ da formare tanti baci di dama.
VARIANTE : L’impiego antico delle nocciole, assai tipico del Piemonte, oggi sempre piu’ spesso viene sostituito dalle mandorle, o soltanto dolci o mescolandone dolci e amare, in proporzioni diverse.
Cosi’ i tuorli d’uovo, a seconda delle zone, subentrarono al burro.

I Baci di Dama di Alassio, un dolcetto con ripieno di cioccolato fondente.
8 commenti Maggio 29, 2009
Ricette primi piatti: Gamberi nel nido fritti
Come ormai tutti sanno, o quasi tutti, sono una pastaiola doc, mi piace la pasta, alcune volte addirittura , me la gusto senza alcun tipo di condimento!
Oggi voglio pubblicare una ricetta originale, saporita e anche divertente (piace molto ai bambini, non solo per la sua appetibilità ma anche per la sua simpatica e originale presentazione nei piatti).
Comunque, bando alle ciance, come diceva sempre la mia amata maestra delle elementari, ora passiamo ” immediapresto” alla simpatica e buona ricetta dei Capellini e gamberi nel nido fritti.

Ingredienti per 6 persone :
25 gamberi
1/2 chilo di pasta: capellini
1/2 litro di olio per friggere
Cuocere per pochi secondi la pasta scolarla e una volta fredda e un po’ appiccicosa, avvolgerla a nido intorno al crostaceo, premendo bene in modo che resti attaccato.
Friggere questi nidi in olio di semi, finchè non saranno dorati.
I gamberi possono essere accompagnati da salsa di soia o salsa in agrodolce.
BUON APPETITO e BUON DIVERTIMENTO !
5 commenti Maggio 22, 2009
ricette: Peperoni alla pugliese
FIOR di PEPERONE
L’importazione del peperone in Europa comincia con il ritorno di Colombo dal suo primo viaggio. Il navigatore genovese credeva di aver raggiunto l’India da Occidente ed era soprattutto a caccia di spezie pregiate: resto’ quindi molto colpito dal sapore piccante del peperoncino e lo scambio’ per una varietà rossa di pepe. Da qui il nome del PEPERONE .
Nel XVI secolo la pianta di peperone era già abbastanza diffusa in tutta Europa meridionale, anche se all’inizio fu usata piu’ che altro come pianta ornamentale, in conseguenza della bellezza dei frutti e dei loro colori vivaci.
A me e a tutta la mia famiglia piacciono molto le verdure, i peperoni in particolare, preparati in tutti i modi : crudi in pinzimonio o nelle insalate miste, arrostiti, o fatti come sugo da condire la pasta, in umido con patate e pollo o carne.
Quasi ogni anno è mia abitudine preparare questo carnoso e sano “frutto” anche in conserva, la sua preparazione è di facile esecuzione e oggi pubblico la seguente appetitosa ricetta pugliese che mi diede mia suocera.
Ingredienti: 10 peperoni carnosi - filetti di acciuga sott’olio – gr. 3oo – capperi sotto sale gr. 200 – 4/5 spicchi di aglio – un mazzetto di prezzemolo – un mazzetto di basilico – abbondante olio di oliva – abbondante aceto di vino bianco – sale .
Dopo aver lavato e asciugato bene i peperoni eliminate i semi e i filamenti interni.
Con un coltellino affilato tagliate ogni peperone a listarelle non troppo sottili.
Portate ad ebollizione abbondante aceto e unitevi, poche alla volta, le listarelle di peperone.
Fatele cuocere per una decina di minuti, quindi scolatele con un mestolo forato, quando i peperoni son ben asciutti collocate un primo strato in un vaso perfettamente pulito, unite un po’ di aglio tagliato a filetti (potrete aumentare o diminuire la dose), una manciatina di capperi sotto sale e qualche filetto di acciuga sott’olio.
Insaporite aggiungendo anche foglioline di basilico e di prezzemolo.
Dopo aver riempito il barattolo di vetro a chiusura ermetica, perfettamente pulito e aasciutto, versatevi l’olio di oliva sufficiente a ricoprire bene i peperoni.
Una raccomandazione: per questa conserva e per tutte le conserve sott’olio in genere, non risparmiate sulla quantità dell’olio, avreste un risultato scadente che comprometterebbe il lungo e paziente lavoro.
Mia suocera mi consigliava di utilizzare l’olio di conservazione come condimento.
Lasciate passare almeno un mese prima di gustarli,diventeranno cosi’ saporitissimi!
5 commenti Maggio 8, 2009
| Articoli Precedenti |




