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Frittelle di ciliegine per Carnevale
Anche quest’anno per Carnevale ci sarà in tutta Italia un tripudio di feste, colori, allegre maschere e golosissimi dolci rigorosamente fritti come le famose chiacchiere, che nelle varie regioni italiane prendono il nome di frappe, cenci, bugie, lattughe…..
Di certo, come di consueto preparerò le mie famose bugie senza burro, ma sfogliando una vecchia rivista di cucina ho scoperto una ricetta di un dolcetto sfizioso e oserei dire originale che è questa piu’ sotto, che ne dite, ci proviamo?
Frittelle di ciliegine
Ingredienti per 4 persone. 280 g. di Ciliegine per cocktail al maraschino, sgocciolate; 200g. farina bianca, 150 g.latte 2 uova, lievito per dolci, zucchero semolato, olio di semi, sale.
In una ciotola amalgamate ai tuorli (non gettate gli albumi) la farina setacciata, quindi diluite con il latte.
Incorporate un cucchiaino di lievito, un cucchiaio d’olio, infine un albume montato a neve con un pizzico di sale. Sgocciolate le ciliegine dal loro liquido, asciugatele con carta da cucina e immergetele poche alla volta nella pastella ottenuta.
Prelevate le ciliegine con abbondante pastella poi friggetele nell’olio; sgocciolatele e passatele nello zucchero semolato.
Nel frattempo, mentre vi cimentate con padella e olio per friggere, ascoltate questa bella canzone di Vecchioni sul CARNIVAL!
8 commenti Gennaio 15, 2009
GRANDE FABER! Palazzo Ducale (Genova)
FABRIZIO DE ANDRE’
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A dieci anni dalla scomparsa del suo concittadino Fabrizio De Andre’, attraverso una grande mostra a Palazzo Ducale dal 31 dicembre fino al 3 maggio, Genova rende omaggio ad uno dei più grandi cantautori della storia della canzone italiana.
PALAZZO DUCALE Genova
Le sue canzoni sono un connubio perfetto fra musica e parole.
IL suo modo di scrivere ha appassionato ed incantato intere generazioni.
Faber era geniale e semplice allo stesso tempo!
A noi fortunatamente e per sempre, resta le sua immensa ed indelebile opera.

3 commenti Gennaio 4, 2009
CIMA ripiena alla genovese: “Cimma-pinn-a”
http://www.youtube.com/watch?v=jg3-RNNxayA

Ricetta classica : Dosi per 8/10 persone.
Ingredienti: per il brodo: Un Kg. e mezzo di pancetta di vitello, una cipolla, una carota, una costola di sedano, 2 litri di acqua e 4 dadi per brodo.
Ripieno : gr. 50 di burro o olio di oliva extra vergine. gr.300 fra polpa di vitello a fettine e cervella; ( io adopero soltanto vitella e cervella), ma a piacere si puo’ adoperare animella e schienali. 3 cucchiai di piselli (freschi, surgelati o in scatola), un cucchiaio di pinoli, gr.20 di funghi secchi ammolati in acqua tiepida, maggiorana, sale pepe, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, 6 uova intere uno spicchio d’aglio.
Dal macellaio fatevi preparare il pezzo di pancetta di vitello, con già praticata una tasca. A casa lavate la carne in acqua corrente e lasciatela asciugare.
Rosolate nel burro o nell’olio le fettine di vitello e la cervella, il tutto tagliato a pezzetti.
Tritate vitello, cervella e funghi, mettete il trito in una terrina con i piselli, la maggiorana, l’aglio tritato, i pinoli, sale e pepe, formaggio e le uova sbattute, amalgamate bene e versate questo composto, (dovrà risultare piuttosto liquido) nella tasca della pancetta, riempiendola non piu’ di due terzi. Cucite bene l’apertura con filo incolore.
Mettete le verdure in una capiente pentola con l’acqua e quando questa quasi bollirà unite i dadi e la tasca ripiena.
Un sistema per evitare che la Cima scoppi, è quello di calare la Cima nell’acqua bollente assieme alle verdure, poi spegnere il fuoco, coprire e lasciare riposare per venti minuti. Riportarla poi a bollore e cuocere a fuoco basso per un paio d’ore, ricordandovi di forare la carne per far respirare il ripieno ed evitare che la tasca, rigonfia si spacchi. Coprite la pentola e lasciate terminare la cottura per altre 2 ore circa.
Sgocciolate la Cima e mettetela a raffreddare fra due piatti con un peso sopra.
Servitela a fette, accompagnata da un contorno di verdure.

La CIMA : invitante, di bell’aspetto, digeribile e generosa (regala anche un gustoso e corroborante brodo).


LA CIMA ( Fabrizio de Andrè ) Traduzione:
Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare
ti guarderai allo specchio di un tegamino
il cielo si guarderà allo specchio della rugiada
metterai la scopa dritta in un angolo
che se dalla cappa scivola in cucina la strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima è già piena è già cucita
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
Bel guanciale materasso di ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
con due grossi aghi dritti in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
che il chierico perde la testa e l’asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’altro fare cos’altro dare al cielo
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
Poi vengono a prendertela i camerieri
ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
tocca allo scapolo la prima coltellata
mangiate mangiate non sapete chi vi mangerà
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via.

8 commenti Dicembre 11, 2008
Buon Compleanno ad una Amica d’infanzia
UN SORRISO,una canzone e un fiore per augurarti….
BUON COMPLEANNO !!!! e BUONA FORTUNA!!!
Add comment Dicembre 4, 2008
Tre figurine lontane…..

Il treno percorreva i binari a velocità moderata, al finestrino osservavo distrattamente il panorama marino, quando all’improvviso vi scorsi: agivate fazzoletti bianchi in segno di saluto sulla terrazza assolata.
Ricambiai sbracciandomi a mia volta, sorpresa ed emozionata per quella vostra felice iniziativa; pensai sorridendo, che nonostante la vostra non piu’ verde età, eravate simili a tre ragazzini pazzerelli.
Il treno intanto si allontanava ed io tenevo lo sguardo fisso, sino a dove l’occhio poteva scorgervi.
Ora eravate tre figurine non ben definite, poi, mano mano diventaste tre puntini stagliati contro uno sfondo di colore bianco dorato che dietro alla prima curva dei binari, scomparvero definitivamente.
E’ passato molto tempo da allora, ed io ho viaggiato su molti altri treni, ma ogni volta che dal treno vedo il mare, mi torna alla mente l’immagine tenera e cara di voi tre, che mi salutate allegramente sventagliando fazzoletti bianchi dalla terrazza sul mare.
Tre anni dopo , nei primi tre mesi di un anno maledetto e sciagurato, ( il famigerato numero tre non è decisamente il numero perfetto, almeno per me), mi lasciaste, prendendo l’ultimo treno verso l’ultima e definitiva destinazione che prima o dopo tocca a tutti gli esseri viventi.
Gli anni della mia infanzia e giovinezza, accanto a voi, sono stati per me preziosi e indimenticabili.
Avete arricchito i miei giovani giorni con l’amore e l’esperienza di tutta la vostra vita, donandomi consigli, amicizia e aiuto, condividendo le mie gioie e le mie piccole preoccupazioni di adolescente.
Ma soprattutto, una cosa di grande valore, mi avete lasciato ed insegnato, che mi aiuto’ a superare il dolore infinito della vostra assenza e che continuo a mettere in pratica ogni volta che la vita mi riserva nuove e difficili prove.
La vita non è facile, ma ti garantiamo che vale la pena di viverla!
E già, la vita non è stata facile, ma mi ha dato anche grandi gioie, come quella di essere madre, di poter contare nell’amore della mia attuale famiglia e di amici (quelli veri intendo) affettuosi e sinceri.
Grazie, vostra Titti.
4 commenti Novembre 20, 2008
Buon Compleanno Blog !
E’ già passato un anno e il mio blog è cresciuto, grazie soprattutto a voi tutti che lo “nutrite” con i vostri commenti e visite che mi hanno permesso a soli 12 mesi di vita, di arrivare a piu’ di 13.000 visite, un vero record per il mio “bloghetto”, ne sono orgogliosa e grata!
Grazie di cuore amici, mi auguro di festeggiare ancora per qualche altro anno, insieme a tutti voi il mio Blog.
2 commenti Novembre 3, 2008
Vobbia Valle Scrivia (Ge) Castello della Pietra
Le estati nel mese di agosto degli anni ‘60 e primi anni ‘70 le trascorrevo nel comune di Vobbia, un paesino della Valle Scrivia che dista da Genova una cinquantina di chilometri.
Sorrido adesso, quando ripenso al grande fermento che c’era in casa dei miei genitori nei giorni vicino alla partenza, sembrava dovessimo intraprendere un viaggio lontano mille miglia!
Guardando alcune scene del primo atto della commedia “I manezzi pe maja na figgia” del grande Gilberto Govi , rivivo un po’ la stessa atmosfera di casa mia in quei giorni: mamma, sventagliandosi per il caldo, che dà ordini a papa’ chiedendogli ogni “tre per due” se ha sigillato gli scatoloni con gli utensili di cucina, se ha raccomandato all’autista del camion di rispettare l’orario della partenza , se preferisce indossare per il viaggio le “braghe” corte o quelle lunghe, e dopo alcuni secondi gli comunica che deve indossare i pantaloni lunghi, poichè ha scordato di aver già chiuso in valigia tutto il resto dell’abbigliamento, comprese le “braghe” corte !
Verso l’ora di pranzo il mio paziente papa’ e lo zio dicono alle donne di casa, mamma, nonna e zia di avvertire un certo languorino allo stomaco e le tre donne, stupite da quella richiesta cosi’ fuori luogo, rispondono ai due uomini, come possono pensare al cibo con tutto quello che c’e’ ancora da sbrigare!
Papa’, senza perdersi d’animo, annuncia che va giu’, al forno, a comprare un po’ di “fugassa” (focaccia) . A questo punto le tre “matriarche” alleandosi, dicono che già che passavano al forno, facessero pure una capatina in rosticceria a comprare la “faina” (farinata di ceci) per la Titti (che sarei io), alla “figgetta” (bambina, sempre io) piaceva tanto la farinata! Anzi ripensandoci, comprassero la “faina” per tutti!
Dopo il pranzetto “asciutto” gli adulti, prendevano il caffè freddo, che nonna previdentemente preparava ore prima con la caffettiera “napoletana”.
Nelle ore successive si aspettava, con impazienza che arrivasse l’autista con il camioncino: a turno si andava alla finestra per vedere spuntare l’autocarro sul quale oltre agli scatoloni, valigie, borse, ceste e cestine il papà e lo zio sarebbero saliti, mentre “noi donne” avremmo fatto il viaggio a bordo del “Lazzi” (corriera che a Genova veniva denominata appunto Lazzi), dal famosissimo nome dei pullman di linea che transitavano sulle strade di Genova a quell’epoca.
Finalmente, nelle prime ore pomeridiane, arrivava l’autista con l’autocarro (papà non ha mai voluto saperne di prendere la patente), si caricavano tutte le masserizie e si partiva per la benedettissima e agoniata “villeggiatura”!
I dialoghi di casa mia, come avrete certamente capito, si svolgevano in dialetto genovese, e vi posso assicurare che sarebbe uno spasso poterveli raccontare e descrivere in questa mia lingua !
Ora pero’, voglio presentarvi il paesino di Vobbia situato nella Valle Scrivia, al quale sono rimasta affezionata e che, quando né ho la possibilità, ritorno a visitare sempre con piacere, specialmente in estate, quando il paese organizza una manifestazione singolare: il “Palio dei Gambi”, una corsa degli abitanti che attraversano festosamente e rumorosamente sui trampoli (gambi), il torrente omonimo.
Vobbia e il suo torrente
Vobbia è un piccolo paese a 500mt. sul livello del mare. Fino al 1697, questa era solo una stazione di sosta della via dei Feudi Imperiali o Via del Sale. Il motivo di principale interesse del paese è il Castello della Pietra tra il XI e XIII secolo.
Il Castello è stato restaurato nel 1981 ed è visitabile e raggiungibile seguendo per 20 minuti un sentiero nel bosco, a tratti in salita, ma vi assicuro che ne vale veramente la pena fare questa “scarpinata”, il paesaggio della valle ariosa e distesa, ne ricompensa la fatica impiegata !
Il maniero è uno dei piu’ suggestivi castelli medioevali dell’entroterra ligure : sorge incastonato fra due spuntoni di roccia che emergono dal verde incontaminato dei boschi del Parco dell’Antola.
Sotto l’imponente costruzione, lungo la strada che sale al paese, costeggiando il torrente Vobbia, s’incontra il Ponte di Zan, costruito intorno al 1250; la leggenda vuole che il diavolo terminasse l’opera in una sola notte, prendendosi in cambio l’anima del primo passante, un tal Giovanni (Zan in dialetto vobbiese). Anche qui il paesaggio e la vista delle gole dal Ponte (altra tappa del Museo) è suggestiva e impareggiabile davvero!
Castello della Pietra
Vobbia, è sempre stata molto frequentata dai genovesi desiderosi di sfuggire dal caldo della città e il paese negli anni, si è arricchito di villette e rustici ristrutturati ed è un luogo a mio avviso, che merita di essere visitato, non solo per il suo bellissimo panorama tra boschi e colline, ma anche per l’ottima cucina e per l’ospitalità della gente del posto.
2 commenti Ottobre 3, 2008
Grazie alla vita
Oggi sono contenta; il perchè è un mistero, mi ritrovo a canticchiare mentre preparo il mio caffè mattutino improvvisando persino qualche passo di danza!
Il mio gattino e la mia cagnolona mi guardano con aria stupita; il gatto per darsi un contegno si lecca e rilecca una zampetta e la cagnola mi fa capire di voler uscire in giardino, anche lei confusa dal mio insolito e nuovo comportamento.
Anch’io non riesco a spiegarmi tutta questa contentezza, ieri è stata una giornata come tante altre, la solita routine: sveglia, colazione, faccende di casa, spesa al supermercato, pranzo, lavoretto pomeridiano, ritorno a casa per la cena, un po’ di tv ( un quarto d’ora circa, perchè da un bel po’ non resisto ai programmi noiosi o demenziali che ormai vanno in onda da tempo) poi un po’ di musica in sottofondo mentre leggo qualche pagina….. tutto qua, non è successo nulla di particolarmente piacevole da farmi ritrovare con questo bel senso di gioia questa mattina.
” Nulla di particolare? Nulla di eclatante eh? E già, ti pare poco l’affetto che ricevi dai tuoi cari? E le feste con le quali ti riceve il tuo cane?” Mormora una vocina dentro me.
Improvvisamente scopro tanti altri validi motivi che sono causa della mia felicità : quando ascolto musica, quando leggo un bel libro, quando vedo i bambini che scoprono il mondo, quando faccio lunghe passeggiate con il mio cane, quando il mio gatto fa le fusa appollaiato sulle mie ginocchia e sono contenta anche di avere aperto un mio blog!
Dunque, canto e ringrazio la vita che mi ha dato tanto……………..
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi
Che quando li apro
Chiaramente vedo
Il nero e il bianco,
Chiaramente vedo il cielo alto
Brillare al fondo,
Nella moltitudine
L’uomo che amo.
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato l’udito
Così certo e chiaro
Sento notti e giorni
Grilli e canarini
Turbini martelli
E lunghi pianti di cani
E la voce tenera
del mio amato
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato il passo
Dei miei piedi stanchi
Con loro ho attraversato
Città e pozze di fango
Lunghe spiagge vuote
Valli e poi alte montagne
E la tua casa la tua strada
Il tuo cortile
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Del mio cuore in petto
Il battito chiaro
Quando guardo il frutto
Della mente umana
Quando vedo la distanza
Tra il bene e il male
Quando guardo il fondo
Dei tuoi occhi chiari
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso
E mi ha dato il pianto
Così io distinguo
La buona o brutta sorte
Così le sensazioni che fanno
Il mio canto
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto
( parole e musica di Violeta Parra)

1 commento Settembre 26, 2008
Sei veramente un amico degli animali?
Sai che ogni giorno migliaia di cani e gatti in buona salute sono uccisi perchè indesiderati? E sai a quale fine va incontro un animale abbandonato? Puo’ essere causa di incidenti anche mortali per se stesso e per le persone; puo’ soffrire la sete, la fame, il freddo, puo’ ammalarsi o rimanere ferito senza alcun aiuto; puo’ essere catturato e torturato con la vivisezione; puo’ inselvatichirsi e diventare pericoloso; in ogni caso il suo destino è orrendo.
In Italia si calcolano 100.000 nuovi cani abbandonati ogni anno. Nessuno sa quanti siano i gatti, ma probabilmente almeno tre volte superiore ai cani. Molte persone, che pure si credono amanti degli animali, li lasciano riprodurre e li abbandonano con leggerezza, senza preoccuparsi del destino a cui andranno incontro. Il problema dell’abbandono e del randagismo si potrebbe risolvere con un piu’ responsabile controllo degli animali e con la loro sterilizzazione.
Se tu lasci che il tuo cane o il tuo gatto si riproducono, incrementerai il numero degli animali indesiderati. Anche se troverai case per i tuoi cuccioli, le sottrarai ad altri animali. PER FAVORE , dai ai cuccioli già nati una possibilità di vivere. Sii un padrone responsabile e STERILIZZA il tuo animale, sia esso cane o gatto, maschio o femmina.

6 commenti Aprile 8, 2008

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